I figli vengono prima di tutto
“I figli vengono prima di tutto”: la frase più usata… e spesso meno praticata
Nelle separazioni e nelle cause familiari esiste una frase che, come avvocato matrimonialista, sento pronunciare continuamente nel mio studio a Savignano: “Per me i figli vengono prima di ogni cosa”.
È una frase bella, rassicurante, quasi obbligatoria. Nessun genitore ammetterebbe mai il contrario, nemmeno a se stesso. Il problema fondamentale è che, molto spesso, basta mezz’ora di colloquio nel corso di una consulenza legale per capire che il minore, in realtà, rischia di diventare l’ultimo dei pensieri concreti.
Perché accade questo? La risposta non risiede in una presunta cattiveria dei genitori, ma nelle dinamiche profonde delle crisi familiari. Quando un matrimonio o una convivenza terminano, entrano in gioco emozioni potentissime e devastanti: la rabbia per il tradimento, la delusione per le aspettative infrante, la gelosia, un disperato bisogno di controllo, il senso di abbandono e, non ultimo, un forte desiderio di rivalsa. Tutto questo maremoto emotivo, inevitabilmente, finisce per contaminare e inquinare anche il rapporto con i figli e il modo di gestire la loro crescita.
La guerra degli adulti combattuta sulla pelle dei figli
Dietro molte battaglie giudiziarie che vengono apparentemente intraprese “per il bene esclusivo del bambino”, spesso si nascondono motivazioni di tutt’altra natura che un professionista esperto di diritto di famiglia ha il dovere di intercettare. Parliamo di:
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Conflitti economici e patrimoniali: l’assegno di mantenimento che diventa un’arma di ricatto.
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La contesa della casa familiare: la paura di dover abbandonare le proprie mura o il desiderio di privarne l’altro.
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La volontà punitiva: il tentativo di far pagare all’ex partner le colpe della fine della relazione.
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Il bisogno di controllo: monitorare ogni singolo movimento dell’altro attraverso i tempi di frequentazione del figlio.
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La competizione genitoriale: il disperato bisogno di dimostrare al giudice, ai servizi sociali o alla cerchia sociale di essere il genitore “migliore” o perfetto.
Il figlio, purtroppo, rischia così di trasformarsi in un mero strumento, nel terreno neutrale sul quale gli adulti combattono la loro personalissima guerra emotiva.
Un avvocato che esercita con coscienza lo percepisce subito. Lo capisce fin dai primi minuti di colloquio: dal modo in cui i genitori parlano dell’altro, da quanto poco spazio dedicano ai bisogni concreti, quotidiani e psicologici del minore, e da quanto, invece, l’intero discorso ruoti ossessivamente attorno ai torti personali subiti durante il matrimonio.
Chi mette davvero il figlio al primo posto?
Mettere i figli al centro non è uno slogan, è una pratica quotidiana faticosa. Chi ci riesce davvero si riconosce da comportamenti molto precisi:
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Cerca soluzioni pratiche e non colpevoli: non si focalizza sul passato, ma sul futuro organizzativo dei ragazzi.
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Evita guerre giudiziarie inutili: comprende che un accordo consensuale, anche se richiede un compromesso, è sempre preferibile a una sentenza imposta da un giudice.
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Comprende l’importanza della continuità affettiva: riconosce il diritto sacrosanto del figlio di amare ed essere amato da entrambi i genitori, e ne favorisce attivamente la frequentazione.
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Distingue il dolore di coppia dal ruolo genitoriale: l’ex partner può essere stato un pessimo coniuge, ma rimanere un ottimo padre o un’ottima madre.
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Non usa il minore come messaggero o spia: evita di fare domande inquisitorie al bambino sul tempo trascorso con l’altro genitore.
Questo non significa affatto che separarsi sia facile. Anzi, le cause di famiglia sono in assoluto le più complesse del panorama giuridico proprio perché non riguardano semplicemente l’applicazione di norme, la divisione di conti correnti o la firma di documenti. Dentro questi procedimenti ci sono anime, fragilità profonde, paure ancestrali e sofferenze che spesso le persone non riescono neppure a riconoscere o verbalizzare.
Un nuovo approccio: l’équipe multidisciplinare
Ed è proprio per questo motivo che oggi, nel diritto di famiglia moderno, un approccio esclusivamente normativo e incentrato sui codici non è più sufficiente. Firmare una memoria difensiva aggressiva può dare una temporanea soddisfazione emotiva al cliente, ma quasi sempre distrugge i ponti relazionali per gli anni a venire.
Come professionisti, riteniamo essenziale un cambio di paradigma: lavorare in stretta sinergia e in équipe con psicoterapeuti, mediatori familiari, centri per la famiglia e assistenti esperti nelle dinamiche relazionali e genitoriali del territorio di Savignano e della provincia.
Perché un bravo avvocato non è colui che “alimenta la guerra” per gonfiare le parcelle o per compiacere l’ego ferito del proprio assistito. Un bravo avvocato è colui che siede accanto al cliente e lo aiuta a fare chiarezza, a comprendere cosa stia realmente accadendo dentro la propria famiglia e a scindere il conflitto di coppia dalla responsabilità genitoriale.
Il problema centrale non è vincere una causa in tribunale o ottenere tre pomeriggi di frequentazione in più. Il vero obiettivo sociale e umano è evitare che un figlio cresca immerso in tensioni continue, ricatti morali, manipolazioni emotive e conflitti distruttivi che segneranno inevitabilmente la sua vita adulta.
Nel diritto di famiglia, infatti, la domanda più importante che un genitore dovrebbe porsi davanti al proprio legale non è: “Chi ha ragione?” o “Come posso vincere?”.
La vera domanda, l’unica che conta davvero, è: “Che adulto diventerà mio figlio dopo aver vissuto per anni in questo clima di guerra?” Proteggere i bambini significa saper fare un passo indietro come ex partner, per farne due in avanti come genitori.









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