La tassazione dell’assegno di mantenimento alla moglie: regole e aspetti fiscali
L’assegno di mantenimento disposto a favore del coniuge, in seguito alla separazione o al divorzio, è soggetto a regole fiscali specifiche che è importante conoscere per evitare problematiche legate al mancato rispetto delle norme tributarie.
In Italia, la tassazione di tali somme varia a seconda della loro natura e modalità di erogazione.
L’assegno di mantenimento periodico, disposto a favore del coniuge, è considerato reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Pertanto, è soggetto a tassazione IRPEF secondo gli scaglioni di reddito stabiliti dalla legge.

Le aliquote applicabili nel 2025 sono le seguenti:
- 23% per redditi fino a 28.000 euro;
- 35% per la parte di reddito oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro;
- 43% per la parte di reddito superiore a 50.000 euro.
Tale somma deve essere dichiarata dal coniuge beneficiario nel proprio modello di dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi PF). È importante sottolineare che l’assegno di mantenimento rientra nella base imponibile anche quando rappresenta l’unica fonte di reddito del beneficiario.
Se il reddito complessivo del beneficiario non supera gli 8.175,00 euro annui, inclusi gli importi percepiti a titolo di mantenimento, non è dovuta alcuna imposta grazie all’applicazione della cosiddetta “no tax area”.
Diversamente dall’assegno periodico, l’assegno corrisposto in un’unica soluzione (detto “una tantum”) non costituisce reddito imponibile. In questo caso, l’importo erogato non è soggetto ad alcuna tassazione e non deve essere dichiarato dal beneficiario.
Per il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno periodico, l’importo è interamente deducibile dal reddito imponibile. Questa deduzione consente di abbattere la base imponibile su cui calcolare l’IRPEF, rappresentando un vantaggio fiscale significativo.
Conclusione
La tassazione dell’assegno di mantenimento è un aspetto cruciale da considerare nel contesto di una separazione o divorzio. È fondamentale distinguere tra assegno periodico e una tantum per comprendere gli obblighi fiscali connessi. Per evitare errori, si consiglia di rivolgersi a un professionista esperto in diritto di famiglia e normativa tributaria, così da garantire una gestione corretta e trasparente degli aspetti fiscali legati all’assegno.








